Chi siamo

Durante l’estate del 1995 una decina di volontari inizia a lavorare su un progetto rivolto ai minori, autogestendo ed autorganizzando un piccolo locale, proseguendo un’esperienza già iniziata alcuni anni prima nel quartiere di Librino (un quartiere della periferia di Catania). Questo locale prenderà il nome di “Centro Iqbal Masih”.

Il Centro Iqbal Masih nasce il 23 settembre 1995 come uno spazio autogestito ed autofinanziato dove vengono realizzati incontri, laboratori, attività di natura politica e sociale insieme alle persone che frequentano, abitano e vivono il quartiere di Librino. Ci impegnamo quotidianamente affinchè venga restituito diritto di cittadinanza a tutti gli abitanti del quartiere. Questo Spazio Sociale rifiuta e contrasta ogni forma di sfruttamento, razzismo, fascismo, discriminazione.
Il Centro svolge le sue attività nel quartiere Librino di Catania, dove ha sede in un locale di Viale Moncada; il gruppo gestisce ed organizza le azioni e le attività ed è caratterizzato da una struttura informale, non riconosciuta legalmente e non legata in alcun modo ad istituzioni pubbliche o private, organizzazioni, chiese o partiti, ed autofinanzia in toto le proprie iniziative.Insegna del centro in Viale Moncada
All’interno dello spazio sociale viene rifiutato qualunque modello di organizzazione gerarchica così come l’individuazione di un comitato o struttura permanente cui delegare l’esecuzione e/o l’operatività delle scelte generali prese dall’assemblea. Il Centro è disponibile a contatti e collaborazioni con altre realtà operanti nel quartiere o nella città ed aventi il medesimo campo di intervento o obiettivi anche temporaneamente o parzialmente coincidenti con i propri, al fine di rafforzare l’efficacia della propria azione e di integrare il contesto parziale nel quale opera in un ambito più ampio e ricco di prospettive.

La struttura del gruppo di gestione è aperta; non esistono modalità formali di ammissione all’interno di esso, ma si entra nel gruppo nel rispetto delle regole organizzative e degli obiettivi individuati dall’assemblea.
La scelta di agire territorialmente non vuole essere una scelta di marginalizzazione dell’intervento, al contrario: il Centro, a partire dal radicamento nel quartiere, si propone di inserire la propria attività e le relazioni intessute con gli abitanti della zona in un contesto più grande di rapporti ed occasioni di arricchimento culturale, con l’obiettivo di contrastare l’isolamento di cui soffre il quartiere di Librino, che viene considerato marginale per molti aspetti (geografici, culturali, sociali). Il quartiere si caratterizza inoltre per le sue enormi dimensioni, e si presenta come un’area carente di servizi e di spazi di aggregazione, abitato in buona parte da famiglie provenienti dai vecchi quartieri della città, che vivono la loro presenza a Librino come una fase di passaggio ed hanno il desiderio di abbandonarlo il prima possibile evitando di stabilire alcun tipo di legame con il territorio. Le scelte politiche compiute dai gruppi di potere di questa città hanno innalzato delle vere e proprie barriere intorno al quartiere, dove vige la “strategia della tensione a bassa intensità”: si è prigionieri dentro, spesso stereotipati da semplicistici luoghi comuni che associano – indistintamente – solo elementi negativi a tutti gli abitanti della zona, mentre sono negati i contatti con chi vive all’esterno, spesso restio a mettere in discussione le proprie sicurezze. Con il passare degli anni si è allargato il raggio di azione (lavoro con i minori e penetrazione nel territorio), con l’obiettivo di analizzare i processi che hanno portato all’attuale situazione attraverso lo studio delle attuali dinamiche di consolidamento o, addirittura, di arretramento delle condizioni di vita del quartiere, mediante inchieste, raccolte di dati, ricognizioni statistiche, ad esempio, sullo sfruttamento del lavoro minorile e del lavoro nero, sul controllo mafioso delle attività economiche legali o illegali. Il quartiere, infatti, oltre che essere di fatto un mondo a parte, emarginato dal resto della città, è anche socialmente disgregato al proprio interno, spesso percorso da risentimenti e conflitti, causati dalla mancanza di comunicazione tra le diverse zone, tra le diverse componenti sociali o di provenienza geografica, tra le diverse tipologie di insediamento abitativo (case costruite in cooperativa, case popolari assegnate dal comune, case occupate abusivamente, ecc.)

La pratica scelta è quella dell’autogestione di uno spazio sociale in cui i bambini e i ragazzi possano studiare e giocare – in cui gli adulti possano incontrarsi, sperimentare modalità di relazione diverse da quelle improntate alla violenza e alla sopraffazione, prendere coscienza delle proprie potenzialità individuali e dei propri diritti così come delle possibilità di crescita collettiva della comunità e di rafforzamento dello spirito di solidarietà tra i suoi membri.
Il Centro vuole valorizzare l’azione diretta e specificamente politica, mirata alla rivendicazione di un modo di vita più giusto e più equo tra gli individui e le diverse realtà sociali ed economiche di questa città. Delimitando il campo della propria azione principalmente ad uno dei possibili territori e secondo una delle possibili modalità di intervento non solo o non tanto nella considerazione della limitatezza delle forze a propria disposizione, ma nella consapevolezza che solo in questo modo è possibile incidere concretamente ed in profondità, anche se limitatamente ad una zona, sulla realtà di riferimento; diventa così possibile radicarsi nella realtà quotidiana degli abitanti di un quartiere e instaurare con loro e tra di loro un livello di comunicazione soddisfacente e produttivo.

Crediamo che in questo modo possa essere davvero credibile una consapevole partecipazione a quella società sempre più complessa, interetnica e multiculturale cui andiamo incontro, partecipando nel nostro piccolo alla costruzione di “un mondo dove entrino, in armonia, molti mondi”.

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